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Intervista all’autrice – Hotel California

Ciao a chi passa di qui. Ieri, per problemi tecnici vari è saltata l’#intervistaallautrice del giovedì, che comunque sarà l’ultima, per cambio di programma. Dalila Porta ha risposto alle mie domande. Ma prima pubblicizzo un suo libro. La sinossi: Papercut è spaccato a metà fra un passato che gli si è attaccato addosso come una […]

via L’#intervistaallautrice a Dalila Porta — Evelyn Storm’s Books Blog

Perché “Il Gigante Sepolto” è un libro straordinario

Il gigante sepolto è un romanzo distribuito in Italia nel 2015 del celebre scrittore di origini giapponesi ma cresciuto in Regno Unito, Kazuo Ishiguro, il quale, grazie a questo suo libro, si aggiudica il Nobel per la Letteratura nel 2017. 

Dal titolo presumiamo subito, senza sbagliarci, che il romanzo sia ricco di elementi fantastici. È ambientato nella Gran Bretagna poco dopo la morte di Re Artù, e c’è anche un riferimento a Merlino. Ci sono draghi, orchi e giganti, tuttavia non sono loro i protagonisti della vicenda, che di fatto sono umani quanto noi. 

I protagonisti sono due anziani, Axl e Beatrice, due vecchietti dall’animo palesemente, incredibilmente gentile e buono e uniti da un amore sconfinato. Saranno loro ad imbattersi, durante un loro pellegrinaggio, nel gigante sepolto, una montagna viva che loro devono costeggiare mantenendo l’assoluto silenzio.

Nonostante sia il titolo del romanzo, questo famigerato gigante a stento menzionato. Questo perché il gigante mostruoso è in sé una metafora. Il romanzo di Ishiguro è un capolavoro riguardo le descrizioni dell’animo umano. I sentimenti, quali l’amore, l’affetto fraterno, la filantropia e anche la misantropia sono analizzati, capiti e poi descritti in maniera onesta, genuina e intelligente. Lo stesso vale per i valori quali il coraggio, la testardaggine, il rispetto per gli amici e per i nemici.

I personaggi di Ishiguro sono persone. Concrete. Sono esseri umani studiati a fondo e costruiti realisticamente. Il sentimento dell’amore, in particolare, funge da filo conduttore nella narrazione. Il senso di colpa, la memoria che tende a dimenticare i torti che commettiamo nonché ad esacerbare quelli subiti, l’odio perdonato eppure mai dimenticato: è questo che rappresenta il gigante sepolto che Axl e Beatrice guardano con terrore e bordeggiano, poi, in un tetro silenzio.

Perdonare non vuol dire certo dimenticare. E negare il dolore è un atteggiamento comune, che rende semplici le nostre giornate. Eppure, prima o poi, il momento fatidico arriva per tutti. Axl e Beatrice lo affronteranno con gran coraggio, si sosterranno di fronte alla scoperta della verità e non smarriranno i loro obiettivi quando tutto sembra perduto.

I personaggi principali, oltre a Axl e Beatrice, sono anche un cavaliere al servizio di Artù, Galvano, il valoroso guerriero sassone Wistan e un enigmatico ragazzino, Edwin. Facendo eccezione per quest’ultimo, indecifrabile fino all’ultimo rigo per palese scelta dell’autore, i due combattenti sono tridimensionali.

Lo stile del romanzo è incredibilmente originale. Il linguaggio è perfettamente adeguato all’epoca storica che fa da sfondo alla trama, e in questo Ishiguro ha dimostrato un’intelligenza e una ricercatezza encomiabili. I dialoghi hanno una tonalità simile a una cantilena, se non addirittura una nenia: vengono ripetute centinaia di volte parole come “Principessa”, “Marito”, “Guerriero”, “Axl”, un po’ come succedeva nei poemi epici quando, per fare riferimento ad Achille, veniva puntualmente scritto “il pelide Achille”, per esempio. 

Questo ripetersi di epiteti ha, da quanto ho letto in alcune recensioni, irritato qualche lettore, dato che apparentemente la ripetizione ostacola il fluire della lettura. Questa è, invece, una delle cose che a me è piaciuta di più: ha quasi reso sacri alcuni dialoghi, trasformandoli in un miscuglio di parole a volte confuso, ma incredibilmente poetico. Anche i concetti vengono ripetuti più volte all’interno di uno stesso dialogo, quindi il flusso discorsivo viene spezzato per tornare su dei concetti e poi ripiomba nella conversazione che continua a procedere. Per apprezzare questa tecnica, è importante che il lettore sappia che una malefica nebbia priva tutti gli abitanti del paese della loro memoria, che dimenticano la loro vita passata e vivono ogni giorno come se fossero farfalle appena nate da un baco. Quello che ricordano è l’immediatezza, il vicino di casa, la figlia che gioca, il lavoro che svolgono nella comunità. Non esistono tuttavia ricordi legati a incontri o vicende belle o brutte che siano, e questo modo di costruire i dialoghi è la rappresentazione perfetta della nebbia che avvolge la memoria e la rallenta quando viene usata.

– Ma siete proprio certi, mia buona signora, di volervi liberare di questa nebbia? Non è forse meglio che le cose rimangano nascoste alle nostre menti?
– Sarà così per qualcuno, padre, ma non per noi. Axl e io desideriamo riavere i bei momenti vissuti insieme. Ne siamo stati derubati, come se un ladro nottetempo fosse entrato in casa a portarci via quel che avevamo di più prezioso.
– Ma la nebbia copre tutti i ricordi, i brutti come i belli. Non è così, mia signora?
– Che tornino anche quelli brutti, seppure ci faranno piangere o tremare di rabbia. Non è comunque la vita che abbiamo vissuto insieme?
– Dunque, signora, non avete paura dei brutti ricordi?

 

Il gigante sepolto è stato anche definito, da molti, noioso. La lentezza con la quale le vicende si susseguono rendono, per alcuni lettori, la lettura faticosa e pesante. Anche io, inizialmente, ho trovato qualche difficoltà ad affrontare i primi capitoli. Ishiguro non è certo Dan Brown per quanto riguarda i colpi di scena, tuttavia dire che la vicenda sia piatta è sicuramente fare un torto a un lavoro così ben scritto. 

L’autore ambienta la vicenda in posti senza nome ma descritti con minuzia di dettagli, e questo può forse portare il lettore a spazientirsi perché alcuni posti vengono descritti con eccessivo zelo e quasi con amore, quando per il lettore sono dei luoghi sconosciuti, inimmaginabili, non associabili a nessuna città o paese conosciuto. Tuttavia, procedendo nella narrazione, diventa ben chiaro che sapere il nome di un villaggio è assolutamente superfluo: il luogo è una cornice, serve solo come mezzo affinché si possano descrivere sentimenti e valori. Inoltre, anche in questo caso, la voluta vaghezza si sposa perfettamente con la nebbia che avvolte i ricordi e con il gigante assopito, ossia il sentimento nascosto che non riusciamo ad affrontare. 

Di tutti i personaggi, soltanto Galvano e un misterioso traghettatore parlano in prima persona, mentre tutti gli altri personaggi sono in terza persona. Considerando che Galvano è sì uno dei personaggi principali, ma non il protagonista maschile del romanzo (questo onore è per Axl) ci si chiede come mai questa scelta. Come dice lo stesso Kazuo in un’intervista, il suo desiderio era quello di entrare nella mente di quel determinato personaggio. Il traghettatore è invece un protagonista nascosto, non in quanto personaggio in sé ma quanto ruolo, mestiere. I protagonisti sono in viaggio e incontrano diversi viandanti che si sono imbattuti o sono alla ricerca di un traghettatore.

Saranno le ultime pagine del romanzo a spiegare l’indispensabilità di questa arcana, amorale e fluttuante figura; ultime pagine che rileggerete, come ho fatto io stessa, anche cento volte, perché imbevute di una malinconia disarmante.

 

Quando Ishiguro viene nominato per il Nobel della Letteratura del 2017 pensava che fosse una bufala. Lo confessa ai giornalisti accorsi a casa sua, a Londra, per intervistarlo.

 

E a voi, il romanzo è piaciuto??

Hotel California – Storia di una Paranoia

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“Papercut è spaccato a metà fra un passato che gli si è attaccato addosso come una piaga e un futuro che non sembra brillare. Sarà California, strampalata ragazza dall’inconscio serrato, a spianargli la strada per una vita qualunque, banale, noiosa, eppure sicura e serena.

Voleva chiamare aiuto, ma allo stesso tempo temeva che se l’avesse fatto loro l’avrebbero trovata. Dunque rimase in silenzio, nel caso loro si trovassero nei paraggi. Sentiva talmente tanto freddo che tremava; o forse era la paura a grattarle la schiena con tutti quei brividi. Non serviva a nulla che stringesse le mani intorno ai piedini, continuava a sentire freddo. Aveva paura di voltarsi, di muoversi. Respirava piano. Aveva paura. Annie Aveva paura. Annie. Aveva paura.”

Questi sono soltanto alcuni dei personaggi che popolano il microcosmo di “Hotel California- Storia Di Una Paranoia”, inedito libro (in uscita dal 13 Ottobre) di Dalila Porta, nata a Napoli…

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HOTEL CALIFORNIA, il nuovo romanzo di Dalila Porta

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Finalmente è uscito il nuovo romanzo di Dalila Porta, una portentosa e giovane ragazza Napoletana, che è qualificata in traduttologia e scrive articoli di geopolitica per la rivista online Il Tempo La Storia. Le sue passioni sono i viaggi, le fotografie e i libri, sia leggerli che scriverli ovviamente!

Questo nuovo romanzo si intitola Hotel California – Storia di una paranoia – ed è edito dalla casa editrice Eretica Edizioni.
Questa la trama:

Papercut è spaccato a metà fra un passato che gli si è attaccato addosso come una piaga e un futuro che non sembra brillare. Sarà California, strampalata ragazza dall’inconscio serrato, a spianargli la strada per una vita qualunque, banale, noiosa, eppure sicura e serena.

Voleva chiamare aiuto, ma allo stesso tempo temeva che se l’avesse fatto loro l’avrebbero trovata. Dunque rimase in silenzio, nel caso loro si trovassero nei paraggi. Sentiva talmente tanto freddo che…

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Hotel California – un inedito tutto da scoprire e amare

Makeup&Co

Hello everybody! Oggi un alto appuntamento con la rubrica “talk about.. books

Oggi vi parlerò di un inedito che l’autrice ha avuto il piacere di inviarmi in formato pdf/ebook per poterlo leggere in anteprima e per potervene parlare sul blog prima del “grande giorno” (l’uscita del romanzo).
Quando uscirà vi farò sapere dove potete acquistarlo sia cartaceo che in ebook! 

L’immagine che vedete su è la copertina del libro, la quale mi ha affascinato molto sia per la molteplicità di videocassette, cassette e riviste raffigurati sopra sia per il disordine/ordine che regna in tutta la copertina. Infatti notiamo subito che un sacco di particolari ci catturano la vista, vecchie videocassette e riviste che sembrano molto antiquate. 

Hotel California – storia di una paranoia  è il titolo (e senza spoilerare niente) vi dico solo che per tutto il libro non si capisce il perchè della scelta del…

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Il romanzo horror che ha stupito Stephen King

The Ruins is your basic long scream of horror [S. King sul romanzo Rovine]

Denial. A fairy tale. [Jeff mentre pensa alla morte per inedia]

Provate un po’ a chiedere ai vostri amici lettori di suggerirvi una lettura horror. Tutti, dal primo all’ultimo, menzioneranno un paio di libri, di autori o di titoli tra i quali, sicuramente, comparirà il nome di Stephen King (in particolare, molto probabilmente IT o Shining) oppure Edgar Allan Poe. Qualcuno vi consiglierà anche di leggere Lovecraft, raccomandandovi i suoi racconti.

Io, personalmente, senza nulla togliere agli autori appena citati, vi consiglierei di leggere Rovine di Scott Smith.

9788817020329_0_240_0_0Rovine è pura narrativa horror. La trama è priva di artifici e colpi di scena, e anzi, a dirla tutta, potremmo dire che nella sua semplicità sia addirittura banale. Un gruppo di amici, due coppie, va in vacanza in Messico, paese conosciuto per le sue bellezze e anche per le sue stranezze. Lì incontrano un ragazzo che ha smarrito ogni traccia di suo fratello, e tutti insieme si recano nel posto dove sperano di trovarlo, un luogo isolato, nascosto fra la giungla e il nulla, dove degli archeologi stanno effettuando degli scavi.

Solo leggendo questo, si può immaginare che il romanzo ruoti intorno ad una montagna o una valle maledetta, si profilano nella nostra mente immagini tipiche dei racconti e dei film d’orrore: notti insonni, pericoli, trappole.

Scott Smith non ci delude sotto questo aspetto, infatti il pericolo e la morte accompagnano i protagonisti fin dalle prime pagine.

L’incipit del romanzo comincia con le due coppie, Jeff e Amy, Eric e Stacy che, in Messico, nuotano nei pressi del relitto di una nave insieme ad una guida del posto. Mentre stanno facendo snorkeling, vedono Mathias salire dagli abissi, sulle spalle una bombola di ossigeno.

La morte e la distruzione compaiono già, dunque, nella prima pagina. I quattro ragazzi che nuotano intorno a un relitto, Mathias che risale dalle profondità del mare. Sembrano descrizioni innocenti di una semplice vacanza all’estero. Invece, è proprio grazie a questi banali episodi che Smith tiene sospeso il lettore fin dall’inizio.

Sebbene non conosca separazione in capitoli, ma solo in paragrafi, per convenienza desidero dividere il romanzo in due parti. La prima parte è quella ambientata a Cancùn, dove i ragazzi sono in vacanza, la seconda nel sito archeologico.

Chiaramente, fin quando i ragazzi sono a Cancun, in hotel, a sorseggiare birra e a nuotare pigramente, il romanzo non contiene dettagli orrifici, non ci sono immagini di sangue e di morte. Nonostante ciò, la prima parte è tanto intensa, tanto difficile da digerire, quanto la seconda parte. Quando i ragazzi decidono di mettersi sulle tracce del fratello di Mathias, infatti, sembra quasi che su di loro sia già caduta una maledizione. I pensieri di Stacy si intrecciano in intricate matasse e fobie fondate sul nulla la turbano. La personalità di Amy, descritta come una persona pedante e tendente alla lagna, diviene quasi docile di fronte alla scelta dei suoi amici di andare nella giungla a cercare il fratello di uno sconosciuto. Una serie di piccoli incidenti, come il furto del cappello di Stacy alla stazione o la nausea di Eric nell’autobus verso Coba, sono descritti in maniera morbosa perché sono imbevuti di significato.

Più tardi, questi piccoli episodi ritorneranno, fra le rovine e i resti archeologici, sotto forma di ossessioni, di incubi, di incontrollabili fobie che assalgono i protagonisti all’improvviso. 

Jeff, Stacy, Amy e Eric, insieme a Mathias e a Pablo, due ragazzi conosciuti in vacanza, si troveranno a vivere esperienze terribili. Nonostante la semplicità della trama, e un lasso temporale di soli tre giorni, considerando la lunghezza del romanzo, questo non risulta essere affatto noioso. In più punti, forse, potrebbe turbare i cuori deboli. Sonorovine_4 incredibilmente dettagliate e minuziose le descrizioni di ferite e piaghe, incredibilmente intesi e realistici i tuffi nell’anima dei personaggi che Smith fa quando i suoi protagonisti si trovano ad affrontare il pericolo.

Stephen King lo ha definito “The Book of the Summer […] The Ruins is your basic long scream of horror”. 

Rovine, titolo originale The Ruins, conosce la sua prima edizione nel luglio 2016. Ispira un film omonimo.

Il tragico esito di un profumo letale – Patrick Suskind

Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era il fratello del respiro.

Il profumo è il romanzo più famoso dello scrittore tedesco Patrick Suskind.

Il romanzo è ambientato nella Francia del del XVIII secolo ed ha come unico protagonista Jean-Baptiste Grenouille, una persona incredibilmente intelligente e, purtroppo, incredibilmente malvagia. Lo scrittore parla in terza persona di Jean-Baptiste, dimostrando una certa ammirazione per il suo astuto cervello e il suo incredibile ingegno e un profondo rammarico per il fatto che queste doti, potenzialmente miracolose, siano state utilizzate per scopi tetri. 

Jean-Baptiste nasce a Parigi, ed è figlio di una pescivendola. Sin dal principio della sua vita, è un essere abietto, un piccolo mostro. La madre lo abbandona subito e la prima cosa che fa Jean-Baptiste è urlare, annunciare la sua nascita al mondo e condurre al patibolo la donna. Il bimbo passa da una balia all’altra, senza che nessuna si dimostri capace di amarlo; anche un prete, che adora i bambini e si intenerisce ai loro teneri pianti, prova ribrezzo per lui. Jean-Baptiste è prima un bimbo e poi un ragazzo dall’aspetto normale, non particolarmente bello ma neanche il più brutto che esista. Eppure, lui ha un incredibile difetto fisico, ossia non possiede alcun odore. Nonostante ciò, egli ha un naso sopraffino, riesce a orientarsi al buio e a fiutare l’arrivo di una persona a chilometri di distanza. Come uno squalo, nuota in acque profonde e sale in superficie solo per uccidere le sue prede.

Il profumo è un romanzo particolarmente intenso. Nonostante il protagonista sia uno soltanto, e la trama sia semplice, l’opera non risulta per nulla noiosa o sgradita. Patrick Suskind dimostra un’enorme abilità nel descrivere qualunque luogo o circostanza: la puzzolente Parigi, le cui strade vengono dipinte con toni quasi morbosi; le fanciulle del romanzo, di cui non si conoscono tutti i nomi ma che sembra di conoscere come delle persone amiche; i pensieri di Jean-Baptiste, che varcano di molto il limite dell’assurdo e che, nonostante la loro complessità, ci risultano comprensibili.

In questo romanzo, non manca l’amore. Non è un amore convenzionale, quello che Jean-Baptiste prova verso le sue donne. Il suo, è un amore tragico, letteralmente psicopatico, dominante, omicida. La percezione della vita di Jean-Baptiste non va dagli occhi al cuore, bensì dal naso alle mani. La sua esistenza sarebbe perfetta anche se fosse bendato. Il suo cuore non prova nulla, si agita solo al cospetto dei profumi.

Jean-Baptiste non vive, imita. Quando deve, piega le labbra portando gli angoli verso l’alto, facendo una cosa che la gente chiama sorridere. Lui non è mai felice così come non è mai triste. La sua vita è un perpetuo inseguimento di uno scopo, che richiede tutto il suo ingegno. 

La splendida cucina di Banana Yoshimoto

Kitchen è un romanzo di Banana Yoshimoto, pseudonimo della scrittrice giapponese Mahoko Yoshimoto. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 1991 da Feltrinelli. 

Kitchen non è quello che si potrebbe definire un romanzo d’azione. Di genere introspettivo, a tratti psicologico, il romanzo è composto di poco più di un centinaio di pagine. Il personaggio principale è quello di Mikage, una ragazza che, dopo la morte della nonna, resta completamente sola. La cucina diventa dunque il suo rifugio, per Mikage rappresenta l’ambiente migliore di tutta la casa. La ragazza usa anche la cucina come metodo per capire le persone con cui si trova a stringere dei nuovi legami: se queste persone hanno una bella cucina, allora possiedono sicuramente una bella personalità.

I due temi del romanzo della Yoshimoto sono dunque, al contempo, il sentimento di smarrimento di fronte a una perdita e lo stupore e il timore dei nuovi incontri. Questi due sentimenti sono inseriti in un tessuto fantastico, a tratti allucinato, incarnato dall’enigmatica figura di Urara, una ragazza misteriosa, senza dimora e senza età, con la quale Mikage stringe un legame speciale di intesa e di amicizia. Le due ragazze condividono l’esperienza del dolore, a entrambe è sfuggito qualcosa di importante dalle mani e, tutte e due, sono legate a un ricordo che impedisce loro di muovere passi verso altre persone nonché una vita migliore, più serena ed equilibrata.

Kitchen è stato spesso criticato per i suoi toni un po’ infantili. Sono molti quelli che, leggendolo, hanno affermato che il romanzo abbia toni da “manga”, praticamente i nostri “cartoni animati”, e che i contenuti siano banali. Apparentemente, per molti lettori, questo romanzo lascia il tempo che trova, quindi, nonostante sia innegabilmente una piacevole lettura, non lascia alcuna traccia nella memoria di chi lo legge.

Essendo la prima opera di Banana Yoshimoto, il romanzo è sicuramente acerbo. Tuttavia, definirlo banale mi sembra un abuso dell’aggettivo. Sicuramente, ci sono romanzi psicologici e introspettivi molto più complessi e profondi, comunque i protagonisti di Kitchen sono persone giovani, che hanno poca esperienza della difficoltà della vita e che non si sono mai arrovellati il cervello prima della situazione spiacevole che si trovano a vivere. Probabilmente, anche il personaggio di Urara è, potremmo dire, fuorviante: questa anonima presenza che sembra essere nebbia tende a sdrammatizzare il tono altrimenti pesante della narrazione. Infatti, per essere un romanzo di perdita, di lutti e di solitudine, Kitchen si presenta paradossalmente come una lettura leggera.

Questo può portare a pensare che il romanzo sia, appunto, banale, perché non tratta certe tematiche delicate con il giusto metodo. Io lo vedo invece un approccio diverso, volutamente infantile, che l’autrice Yoshimoto ha voluto adattare, per accompagnarci fino all’ultima pagina del romanzo senza provare noia, per farci empatizzare con i personaggi e per facilitare la nostra immedesimazione con il loro dolore.

 

Piccola curiosità sul romanzo Kitchen

L’incipit del romanzo in italiano è

“Non c’è posto al mondo che non ami di più della cucina…”

La traduzione non è fedele all’originale giapponese, che dice invece “PENSO CHE il posto al mondo che io ami di più sia la cucina”. Nella versione giapponese, il senso di alienazione dei personaggi è molto più accentuato. 

Quella tragica fatica di amare. Mazzantini.

Avevo faticato ad amarla, l’avevo respinta, allontanata

Il protagonista segreto del romanzo di Margaret Mazzantini è la morte e il tentativo di sconfiggerla. Nella sua opera narrativa Non ti muovere a parlare è Timoteo, un chirurgo che conduce una vita perfetta, vive un matrimonio invidiabile e ha la fortuna di condividere il tetto con una donna, Elsa, intelligente, indipendente e bellissima nonostante non sia più una ragazzina.

Un uomo con le più alte pretese non potrebbe chiedere nulla di meglio. Un lavoro in un ospedale, dove Timoteo è rispettato dai colleghi e invidiato dagli amici, una donna fantastica, una figlia che non da particolari problemi, se non quello di non voler fare tutti i giorni i compiti a casa dopo scuola. Eppure, la vita di Timoteo è tutto fuorché perfetta, per lo meno ai suoi occhi.

Non ti muovere comincia con un incidente stradale che coinvolge la figlia dell’abile chirurgo e una macchina che non riesce a frenare. Da quando Timoteo scopre che la sua Angela è lì, in fin di vita, siede, e comincia un lungo monologo, espresso con toni lirici. Di fronte alla morte, Timoteo si mette a nudo e si confronta con se stesso.

Il romanzo è di genere introspettivo e, da un certo punto in poi, è un lungo ma ordinato flashback. Timoteo, prima di avere Angela, che attualmente è adolescente, ha una relazione extraconiugale con un a donna, Italia, che lui sembra amare più di qualsiasi altra cosa. La loro relazione è alquanto strana, comincia con un rapporto sessuale che è a metà fra un gioco erotico e uno stupro, e continua fra le difficoltà che possono incorrere fra un uomo che ha una fede al dito e una donna che invece non la può portare. Timoteo è, sicuramente, molto più innamorato di Italia, una donna che lui definisce brutta, dal corpo misero, povera, che con lui non si sente completamente a proprio agio, che di sua moglie Elsa, una donna realizzata, sicura di sé, un uragano di ormoni femminili. Eppure, nonostante sia chiaramente più innamorato di Italia, della sua miseria, della sua vita fatta di lavori precari, Timoteo non la fa mai veramente sua. Esiste, nella sua mente, una specie di blocco, un paletto. Timoteo ama Italia, lei ama lui follemente, e l’unica cosa che lui sa fare è ferirla.

Italia è una donna speciale. Nonostante sia, potremmo dedurre, appena istruita e conduca una vita precaria, è una persona autonoma. Vive con il suo cagnolino, lavora e provvede a sé. Non cerca la compagnia per ripicca, ripiego o per timore della solitudine e sceglie l’amore latitante di Timoteo per volontà propria, nonostante meriti e abbia anche poi effettivamente bisogno di qualcuno che le stia accanto continuamente.

Elsa è una donna apparentemente forte ma tutto sommato succube. Non sembra infuriarsi o indispettirsi di fronte alle strane assenze di Timoteo e non accenna mai la questione di questi allontanamenti. A parte qualche naturale sfogo di ira femminile, sembra che lei e Timoteo siano effettivamente una coppia sposata ma effettivamente non stanno insieme, per lo meno non con tutto il cuore.

Timoteo è un uomo vigliacco, nonché una persona leggermente disturbata. La sua gelosia e il suo pessimismo lo portano spesso a fare dei pensieri assurdi e irreali, quasi folli. Riesce ad essere paranoico nel senso letterale del termine. Inoltre, è anche il classico uomo ritardatario, che rimanda i problemi, tarda a prendere delle decisioni e si trova poi imbrogliato in faccende complesse, nodi difficili da sciogliere.

Più volte, Timoteo fa accenno al suo senso di solitudine, che sembra tormentarlo quando Angela e Elsa, nonostante i litigi e i battibecchi quotidiani, dimostrano di avere un legame profondo e intenso, nel quale lui è solo una comparsa. Timoteo ha abituato sua moglie e sua figlia alla sua assenza, così come Italia era abituata alle sue visite fugaci.

Non ti muovere è un romanzo breve, poco più di un centinaio di pagine. La storia è intensa, le pagine sono ricche di sentimenti, immagini tristi, paure, speranze. Margaret Mazzantini non dimentica nessuna delle emozioni che una persona può provare e i personaggi sono molto realistici. Comunque, si presenta come una lettura molto femminile, sia per il tema dell’intreccio amoroso che per i toni usati dalla scrittrice.