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Dalila Porta è una persona audace, speranzosa e ottimista. Nonché una gran curiosona. Perché? Perché studiare è importante, dice la mamma e perché studiare è bello, risponde la figlia. Una stanza senza libreria è come un giorno senza sole o una notte senza stelle. Perché? Perché leggere un buon libro è meglio di una scazzottata. Ti fai le ossa in entrambi i casi, però con meno dolore. E in più con giudizio.

Il mio obiettivo è scrivere, scrivere, scrivere. Ma la scrittura non è fine a se stessa, tutt’altro. Ha una funzione sociale, né più né meno della scienza o della matematica. L’albatros, la turris eburnea, il poeta vate. Scrivere è una missione e io mi ritengo una missionaria. Con i miei lavori spero di poter gettar luce, quel po’ di luce che illumina i miei pensieri, su tematiche attuali, facendo perno sulla contemporaneità dei temi trattati, sull’empatia del lettore e sulla sua capacità di comprendere punti di vista altrui. No, non ho intenzione di far la morale a nessuno; mi auguro solo di poter guidare alcuni ragionamenti per strade alternative, conoscere l’Altro, e così l’alternativa al pensiero comune.

La favola di Edipo la conoscono un po’ tutti: un giovane avventuroso non riesce, nonostante i suoi sforzi, a sfuggire al suo destino. Eppure sarà Pier Paolo Pasolini a renderne l’interpretazione più interessante e complessa. Ed è alla sua chiave di lettura che io mi affido. In Edipo Re (1967) Pasolini rende Edipo un eroe, nonché un antieroe, attuale. Edipo è l’uomo qualunque, è il vicino di casa, il maestro di scuola, è il padre, è in noi stessi. Il suo mito per Pasolini è l’incarnazione della condizione umana e in particolare il regista allude all’uomo occidentale. “Occidente come Edipo” allora svela e spiega, a una persona che si è deliberatamente privata della vista, tutte quelle verità, scomode o amare che ci si rifiuta di vedere.

Perché l’Occidente è Edipo? Perché sono gli uomini occidentali a permettere questa associazione. Purtroppo, in una società che vive di corsa è facile cadere nelle trappole tese da ideologie fasulle e costruite. L’importante è, tornati nella propria “tana”, non accontentarsi di ciò che ci viene proposto e prenderselo così com’è; ma anzi è importante, se non indispensabile, verificarne la veridicità. Mirando sempre a sfatare quei falsi miti che ci aiutano a riposare a sogni tranquilli, nonostante le spine sotto il cuscino.

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