Breve saggio su Murakami Haruki

I personaggi di Murakami sono tendenzialmente dei personaggi soli, forse questa caratteristica è la conseguenza del fatto che, l’autore, essendo figlio unico, abbia avvertito la solitudine in da piccolo (anche se è un’interpretazione arbitraria e non validata).

Molte sono le influenze della letteratura americana contemporanea all’epoca: anche il linguaggio che utilizza è molto semplice da capire per chi ha familiarità con la lingua inglese.

In seguito al conflitto mondiale nacque una generazione di “scrittori del dopoguerra” di cui fanno parte anche Abe Kogo e Oe Kenzaburo. Tutti gli scrittori che appartengono a questo gruppo sono accomunati da una critica più o meno esplicita degli americani che occupano il Giappone e sono influenzati dall’esperienza della guerra e il dolore della sconfitta. In seguito avremo gli “scrittori del dopo dopoguerra”, scrittori che vivono l’occupazione ma descrivono il loro sentimento verso l’occupazione americana in modo diverso, con meno spaesamento. Difatti, non conoscono il Giappone come era prima della guerra e dell’occupazione americana cominciata nel 1952 e, quindi, sono meno ostili all’occupazione americana essendoci avvezzi.

Murakami Haruki ha grande familiarità con la cultura americana, che ammira molto. Traduce una grande quantità di opere in giapponese colmando la lacuna culturale della cultura giapponese riguardo appunto quella americana.

Una cosa che Murakami fa nelle sue opere è decostruire l’immagine del Giappone che l’occidente possiede. Nei suoi romanzi compaiono pochi kimono, sushi e altri elementi tipici della cultura giapponese, quindi propone un’immagine de-stereotipata e più reale del paese.

Da un punto di vista testuale troviamo tre elementi:

  1. I suoi libri sono fruibili a più livelli, sono storie interessanti, divertenti e raccontano qualche cosa al lettore
  2. Sono ben strutturate
  3. C’è un ricco impianto allegorico che offre la possibilità di molteplici interpretazioni.

In particolare un tema a lui molto caro è il senso di perdita. I suoi personaggi perdono sempre qualcosa, materiale ma non solo, anche ricordi o parti di sé.

Nel suo romanzo 1Q84, la cui ambientazione è un mondo parallelo, Murakami descrive la perdita del sé ed è, questa, una perdita spirituale. Quando Murakami scrive 1984 in Giappone c’è la bolla economica ed è un periodo di forti cambiamenti.

I protagonisti di 1Q84 possiedono i punti di vista della narrazione, l’opera è divisa in due parti, affidate ai due protagonisti. Ci sono anche altri personaggi che detengono un punto di vista quando compaiono nella narrazione. Quella di Murakami è una focalizzazione interna perfetta perché è in terza persona, la storia sembra ripresa dall’alto con una telecamera. Murakami, tra le altre cose, riporta i pensieri dei personaggi senza virgolettarli, incastrando vicende e punti di vista.

Un altro merito di Murakami è quello di scrivere vari libri che danno l’idea di essere vari capitoli di un unico intero libro, quella che lui fa è una macro-narrazione fra tutte le sue opere.

I personaggi di Murakami, oltre ad essere “soli”, hanno anche difficoltà comunicative. Soprattutto gli uomini sono vittime di reticenza, un’insicurezza che impedisce una normale facoltà comunicativa. Manca la spinta che porta a relazionarsi con gli altri personaggi e quando la comunicazione avviene, non è mai per via diretta, ma quasi indiretta. Per esempio, in 1Q84, i due personaggi sono legati da un episodio che risale a svariati anni prima. Sembra che le loro storie siano binari paralleli destinati a non toccarsi mai.

 

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